Il 5 febbraio per la prima volta sono salito su di un palco, quello del Teatro Eliseo di Roma, da candidato alle elezioni politiche del 4 marzo. A quella platea, che mi ha salutato con un lungo applauso di incoraggiamento, ho confessato di essere emozionato, perché è la prima volta che mi impegno in questa nuova avventura. A volte mi sono chiesto in questi anni cos’è che da più soddisfazione a chi deve fare il Ministro e muovere le leve dell’economia. È quando per caso per strada qualcuno che non conosci ti ferma e ti dice ‘grazie’. Questa è la più grande soddisfazione.

Questa legislatura è finita e consegna uno stato dell’economia molto migliore di quello ricevuto cinque anni fa. Questo è un fatto, anzi sono fatti: il reddito è cresciuto, l’occupazione è cresciuta, l’instabilità del sistema bancario è stata frenata e poi rovesciata in stabilità, il debito pubblico non cresce più ma sta cominciando a scendere. Ci sono buone notizie, quelle che a volte in Italia si fatica a riconoscere. Quando vado all’estero c’è sempre grande riconoscimento per quanto fatto dall’Italia. Mi sono chiesto se ce n’è più all’estero che da noi. E’ vero, c’è qualcuno che dice che il miglioramento non lo vede in casa propria e che è in malafede, ma dobbiamo porci la domanda “come mai?”. C’è il grande tema della diseguaglianza, della disoccupazione giovanile, della condizione delle donne. Dobbiamo trasformare queste domande in soluzioni. Ma per farlo serve ancora avanzare su un sentiero stretto, senza andare a incrementare il debito pubblico.