AggiornamentiCampagna elettorale

La mia candidatura nel collegio di Siena è stata collegata da molti con gli interventi del Governo su alcune banche. Non si sbagliano. In questi anni le difficoltà del settore bancario sono state al centro delle preoccupazioni del Governo e di molte polemiche. La mia candidatura nel collegio di Siena ha quindi anche lo scopo di rivendicare l’azione del Governo contro le polemiche e le falsità che continuano ad essere diffuse strumentalmente su questi interventi.

Partiamo da qualche dato, com’è mia abitudine. In Italia ci sono circa 600 banche. Tutte hanno dovuto affrontare gli effetti della crisi economica, che tra il 2008 e il 2013 ha fatto crollare di un quarto la produzione industriale. Come conseguenza, molte aziende non sono riuscite a rimborsare alle banche i prestiti ricevuti. Le banche più solide e gestite meglio sono riuscite a superare queste difficoltà con le proprie forze. Altre sono andate incontro a difficoltà insormontabili. Soprattutto quelle che hanno compiuto errori di gestione o che sono state amministrate da manager i cui comportamenti sono oggi al vaglio della magistratura.

Per 6 banche (su 600) il Governo ha dovuto prendere iniziative in discontinuità con la vita aziendale. Si tratta di Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Popolare della provincia di Chieti. Queste banche sono giunte sull’orlo del fallimento, che avrebbe significato la chiusura immediata di tutte le filiali, la perdita di occupazione, la revoca dei finanziamenti alle imprese del territorio, ingenti oneri a carico dell’intero sistema bancario per tutelare i correntisti.

Noi questo disastro lo abbiamo evitato. Con due diverse e trasparenti procedure, che hanno avuto il consenso delle autorità europee in un quadro di regole fortemente rinnovato, abbiamo fatto transitare le realtà operative di queste banche in dissesto verso istituti di credito più grandi. Grazie a questi interventi nessun risparmiatore ha perso un solo euro, nessun lavoratore ha perso il posto di lavoro, nessun artigiano o imprenditore si è visto revocare il credito.

Diverso è il discorso per gli investitori o per i risparmiatori che sono stati indotti a collocare i propri risparmi su strumenti di investimento inadeguati al loro profilo. In particolare penso a chi ha comprato obbligazioni subordinate (cosiddette “junior”) che in caso di liquidazione o fallimento vengono trattate come azioni e quindi azzerate. Le banche non dovrebbero vendere prodotti così rischiosi a risparmiatori con un profilo compatibile soltanto con strumenti più prudenti, e quindi il Governo ha considerato questi risparmiatori vittime di comportamenti inappropriati e destinatari di un rimborso.

Sono addolorato per la disperazione dei cittadini che hanno comprato azioni delle banche entrate in crisi e hanno perso tutto ma le avvertenze per chi compra azioni sono chiare: si tratta di un investimento molto rischioso perché qualsiasi azienda può cessare la propria attività. Anche una banca. Cosa avrebbe dovuto fare il Governo? Rimborsare gli azionisti con i soldi di contribuenti che magari non hanno mai avuto la possibilità di risparmiare per sé? Penso che non sarebbe una decisione giusta.

E veniamo al caso della Banca Monte dei Paschi di Siena. Anche in questo caso sono in corso indagini su alcune scelte di manager del passato che potrebbero avere aggravato gli effetti della crisi economica e industriale. E i test effettuati nel 2016 dalla Banca Centrale Europea hanno rivelato che Banca Monte dei Paschi, pur non trovandosi in una crisi conclamata, non avrebbe retto a una nuova crisi di contesto e pertanto avrebbe dovuto rafforzare il proprio patrimonio. La Banca ha provato a realizzare un aumento di capitale sul mercato ma il tentativo non ha avuto successo.

Il Governo ha quindi ottenuto dalle autorità europee l’autorizzazione a un aumento di capitale “precauzionale”, necessario per smaltire le scorie della crisi e ripartire. Le perdite registrate con il bilancio 2017, annunciate nei giorni scorsi, erano ampiamente previste dal piano industriale. L’intervento pubblico aveva appunto lo scopo di consentire alla banca di fare un bilancio di pulizia e lasciarsi alle spalle la crisi, per avviare una vera e propria fase di rilancio. E i risultati di questi primi mesi confermano che il piano industriale sta avanzando in linea con gli obiettivi.

Qualche dato sugli indennizzi forfettari per Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara, CariChieti